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La storia del silenzio
di Pedro Zarraluki, Neri Pozza

Vasta eco al nulla Scrivi sul silenzio che farai rumore

Vasta eco al nulla Scrivi sul silenzio che farai rumore

Romanzo di coniugi senza dialogo Un Zarraluki eloquente sull'afonia

L'ossimoro fa divorare le pagine: La storia del silenzio del catalano Pedro Zarraluki (Neri Pozza, 158 pagine, 15,50 euro) è romanzo solleticante, fuori dagli schemi. Attorno ai protagonisti — uno scrittore, voce narrante senza nome, e Irene, la moglie — brulica una canea di amici goderecci, impegnati in festini e continue libagioni. Quando spira aria di fallimento, anche nel campo del lavoro, ai due personaggi principali nasce l'idea di scrivere «un romanzo sul silenzio». Progetto che non andrà mai in porto, restando sempre in fieri nel corso di questo metaromanzo, e che, per associazione di idee fa ripensare a L'alternativa nomade (Adelphi) di Bruce Chatman, partecipe dello stesso mutilato destino.
La ricerca del silenzio in tutte le sue forme letterarie, dalle biografie ai trattati, ci regala un'imperdibile passeggiata dalle pagine Scott Fitgerald ai resoconti di riti tribali sudafricani, dai racconti di W.H. Auden ai saggi di Montaigne.
Eppure, il vero silenzio è nella relazione tra i protagonisti, nella caduta capacità di comunicare dopo cinque anni di matrimonio, divenuto un silenzio assordante, proprio quando lo scrittore e Irene si sono persi incondizionatamente dentro le tortuose ricerche di tutte le forme di silenzio per eternarle dentro il loro romanzo.
Imprevedibile, ironico, tagliente, erotico, Zarraluki s'impossessa della nostra attenzione, anticonvenzionale, addirittura rivoluzionario nella sua idea dei rapporti di coppia, sostenitore come sembra del principio dell'attrazione posizionato nell'occultamento, per cui sarebbe rischioso dirsi tutto, visto che i sentimenti si nutrono di segreti. E crudeltà e tenerezza dovrebbero convivere per dare sale alla vita di coppia. Per «toccarsi, accarezzarsi», scrive, «incollarsi pelle a pelle» occorre restare intimi sconosciuti. Insomma, se ci dicessimo tutto, in amore, violeremmo un imprescindibile enigma.
Si può condividere o rifiutare questo anomalo modo di interpretare la vita amorosa, ma si è irretiti dalla prosa impeccabile, trascinati dentro il volubile serpente della narrazione, di cui è d'obbligo tacere l'epilogo, per nulla meravigliati dal fatto che l'autore abbia guadagnato in patria il prestigioso Premio Nadal.
A chi, intervistandolo, gli ha chiesto il motivo della rinuncia a una limpida relazione tra uomo e donna, senza reticenze, lo scrittore catalano ha, fra l'altro, risposto: «Nella mia generazione (sono nato nel 1954) da giovani avevamo il vizio di dirci sempre la verità. Quell'abitudine provocava tremendi litigi, che ricordo quasi con tenerezza. Questo mi ha insegnato a perdonare. Tuttavia, in una coppia dirsi tutto è impossibile. E inutile. Spesso noi stessi non comprendiamo ciò che ci succede. E che serve confessare al partner che stai soffrendo di tristezza post coitum, se tutto è andato alla perfezione? Può risultare aggressivo. Quando la mia compagna resta assorta davanti a una finestra, se le chiedessi a cosa sta pensando, avrei la sensazione di farle violenza».



Grazia Giordani
11/02/2014 nei consueti quotidiani


Grazia Giordani

Data pubblicazione su Web: 12 Febbraio 2014

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