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E senza piangere
di Pier Luigi Celli, Tea

E senza piangere. Celli scommette sul giallo filosofico
Credevamo di aver frequentato tutto il vasto panorama del noir, dal legal thriller, al giallo psicologico, passando attraverso vie maestre e minori che s’intersecano, finché non abbiamo letto E senza piangere (Tea, pp.253, euro15), il fresco di stampa di Pier Luigi Celli che ci conduce in un mondo ancora inesplorato, soprattutto per l’atmosfera sospesa e rarefatta che ha saputo creare, offrendoci, oseremmo dire, un giallo social-filosofico.
Che l’autore non ha una rosea opinione del mondo accademico con i suoi intrighi e baronie oscure lo si intuisce fin dall’incipit del romanzo, dove incontriamo un idealista, il professor Brandi, fiducioso in un cambiamento utopistico degli obliqui intrighi accademici, cultore di una speranza che lo renderà tanto amato dagli studenti, quanto inviso al rettore – il Magnifico – e ai colleghi impegolati nei loro giochetti di potere.
‹‹Scompaio qualche giorno – dirà alla moglie il professor Brandi – devo fare qualcosa››. Bisogno di riposo ? Progetti con gli allievi fidati? Il senato accademico va in fibrillazione e gli mette alle calcagna due loschi figuri, due faccendieri dell’università. La donna, detta la “Caramellaia”, segretaria-amante del rettore, dovrà collaborare col Nano, un ex finanziere con compiti da scagnozzo, non proprio chiari. Il professore, ufficialmente dovrebbe essere ricoverato in ospedale a Lione, come si apprende da un tardivo certificato medico, fatto pervenire all’università. Noi lo sappiamo invece in filosofica conversazione con due dei suoi allievi prediletti: Matilde e Lorenzo, con sottofondo di musica classica, adorata da questo docente sui generis che s’illude di remare contro la corruzione.
La matassa si aggroviglia sempre più quando uno degli spioni scompare, e tanto per non farci mancare nulla – altrimenti che thriller sarebbe ? – l’autore ci serve due cadaveri, a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, galleggianti in uno squallido laghetto.
Riveleremo l’identità solo del primo: il rettore, lasciando a chi legge la curiosità di scoprire il secondo e di vedere come il solitario e risoluto commissario Guglielmi con puntiglioso accanimento riuscirà a stanare anche il colpevole.
Non mancano i colpi di scena, come è bene che sia in un giallo di tutto rispetto. L’atmosfera è curata, sospesa e palpabile ad un tempo, abitata da invidie, bassezze, purificata dall’idealismo del professor Brandi e dei suoi allievi, innamorati della sua visione di rinascita nei confronti di un mondo accademico migliore.
La prosa di Celli è asciutta, ma non priva di qualche breve abbandono lirico, disseminato qua e là, che consola l’orecchio di chi sta leggendo una storia di intrighi e di morte. C’è anche un contentino alla fine, per chi ama le storie d’amore, ma non riveleremo nemmeno quello.
Pier Luigi Celli ha ricoperto importanti incarichi manageriali in grandi gruppi quali Eni, Rai, Poste Italiane. Oltre alle numerose opere accademiche e specialistiche, ha pubblicato, tra gli altri: La generazione tradita, Il cuore ha le sue ragioni e Alma Matrigna-l’Università del disincanto.
Grazia Giordani
Uacito in ARENA 04/12/2015

Grazia Giordani

Data pubblicazione su Web: 04 Dicembre 2015

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