Recensioni e servizi culturali


Parchi letterari dell'ottocento di Stanislao Nievo, Marsilio

IL PATHOS DI LUOGHI INCANTATI FRA CULTURA E MEMORIA
"I parchi letterari sono un'istituzione ideata e posta in pratica dalla Fondazione Ippolito Nievo, che ha individuato particolari aree di territorio in cui esistono luoghi dove hanno trovato ispirazione i maggiori autori della nostra letteratura, nei vari secoli, luoghi che mantengono più o meno inalterato l'aspetto cantato o narrato. In particolare, quando queste aree sono ubicate in comuni al di fuori delle grandi linee di comunicazione e con un relativo numero di abitanti, o in quartieri specifici di certe città, il parco letterario vuole riportare visitatori e appassionati in tali territori attraverso un richiamo che faccia fiorire le antiche memorie culturali in forma concreta, attraente e poco costosa."
Questo scrive Stanislao Nievo (discendente dal grande Ippolito che fu autore, fra l'altro, delle "Memorie di un italiano", uno di romanzi più affascinanti dell'800), nella prefazione all'originale volume Parchi letterari dell'Ottocento che - per la Fondazione Ippolito Nievo - è uscito, pubblicato da Marsilio.
Il volume suggerisce allettanti itinerari per chi ami ritrovare in natura i luoghi che hanno ispirato i grandi della poesia e del romanzo. Si potrà respirare così l'atmosfera della Milano di Carlo Porta che ha saputo tracciare "un quadro parlante della sua società, sconvolta nella struttura e nelle fondamenta dalla rivoluzione francese prima, e poi dalla dominazione austriaca, seguita al Congresso di Vienna", confortati da pregevoli testi che Stanislao Nievo ha in parte redatto di sua mano e in parte coordinato, scegliendo fra le penne migliori, con il conforto delle belle foto di Marco Cristofori, dei riusciti disegni di Maria Adelaide Genua, e delle cartine di Erica Croce e Giovanni Perri.
Oppure sarà possibile gustare il clima leopardiano, raggiungendo il "colle dell'Infinito", il mondo di Recanati, così "ristretto e immobile dal quale il giovane Leopardi anela allontanarsi, dopo anni di studi filologici e letterari compiuti in gran parte da autodidatta". La penna di Maria Clelia Cardona dipinge con toni suggestivi l'habitat del poeta: "Sottaciuto e spettrale, l'ambiente familiare e cittadino esprime l'impoetico presente, la mediocrità, la noia, il vuoto colmo di risentimenti, malevolenze, piccole e degradanti incomprensioni. Irreale come un sogno appare nelle Ricordanze il palazzo paterno con la loggia, gli affreschi e le sale antiche dove si riverbera il chiarore della neve, le ampie finestre intorno alle quali sibila il vento".
Una puntata sul lago di Como, per ritrovare il clima dei Promessi sposi è quasi inevitabile. "Oggi il paesaggio dell'Adda - scrive S.Nievo - non è mutato, anche se le imbarcazioni non sono più le stesse. Ma la Lombardia di Manzoni è anche altra, è il castello dell'Innominato che si erge su una valle "angusta e uggiosa", solcata da un torrentaccio. Qui la natura non è ridente come nell'affresco iniziale del romanzo. Si carica di precipizi e dirupi, erte e macigni, non c'è che qualche cespuglio sui ciglioni ripidi. Il paesaggio è in funzione del suo padrone, l'Innominato. Selvaggio il luogo, selvaggio chi vi abita".
La ricerca dei luoghi letterari non poteva trascurare la Roma di Gioachino Belli "il filosofo e l'interprete dello spirito romano popolare e sarcastico più folgorante" che ci presenta una Roma "bordello, uno scannatoio, un circo di belve umane, una palestra di vanità, una camera segreta di teologi cavillosi e di avvocati del diavolo, ma soprattutto è la città del Potere, una città fossilizzata, immutata da secoli" - scrive Dino Villatico, e rincara la dose: "E mai come oggi, in una Roma sempre più degradata, la voce di una disperazione così intensa e senza scampo, ci appare insieme monito e minaccia".
I parchi letterari che ci attendono sono ancora numerosi (dalla Sicilia dei monti Iblei di Verga, alla Bolgheri carducciana, alla Torre di Aosta, alla dolcezza idilliaca dei colli Euganei, solo per citarne alcuni), ma quello che ci attrae maggiormente, proprio perché abbiamo tanto amato l'atmosfera misteriosa del Castello di Fratta, con la sua singolare "cucina", è il luogo letterario delle Confessioni di un italiano.
"Vi sono autori - scrive Stanislao Nievo, trovandoci pienamente d'accordo con lui - che per qualche ragione entrano nel sangue e la loro presenza accompagna chi ne rincorre la storia e letteratura come una parte di se stesso..."
"La cucina di Fratta - sottolinea Maria Clelia Cardona, per invogliarci sempre più ad andare a confrontare le nostre fantasie di lettori con la realtà dei luoghi - è un buco del tempo: antro oscuro e immenso, annerito da una fuliggine secolare" e prosegue rievocando l'atmosfera domestica ed esoterica a un tempo, di quel paradiso di gatti, pignatte, di quel luogo rassicurante ed inquietante ad un tempo, caldo rifugio del piccolo Carlino (protagonista delle Confessioni di un italiano).
La lettura di Parchi letterari dell'Ottocento ha acceso sempre più la nostra voglia di andare a controllare. Chiudiamo il libro e mettiamoci in strada.

Grazia Giordani

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