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Tutti i giorni della tua vita di Lia Levi, Mondadori

UNA SAGA FAMILIARE EBRAICA
Ha messo la "sordina" Lia Levi nello scrivere il suo Tutti i giorni di tua vita - uscito per i tipi della Mondadori - ottenendo un effetto particolarmente toccante, proprio perché affetti, passioni, amori e tradimenti non sono mai urlati: il timbro delle voci è spesso pacato, tale da giungere al cuore senza offendere l'udito dei lettori.
Ci viene descritta una grande saga familiare dagli anni Venti ai giorni nostri, che non sarebbe dispiaciuta certo a Galsworthy, famoso per la sua The Forsyte saga, non tanto per il contesto storico ed i contenuti, ma per la capacità della Levi di rendere ciclica in maniera coinvolgente la vicenda narrata.
Il significato del titolo ci è subito svelato dal versetto tratto dal rituale della Pasqua ebraica - posto in epigrafe al romanzo -: "Affinché tu rammenti (...) la tua uscita dall'Egitto tutti i giorni di tua vita". Protagonista del libro è proprio una tranquilla famiglia di religione ebraica, appartenente alla media borghesia. Teatro degli avvenimenti è prevalentemente Roma - dall'inizio degli anni Venti alla fine della seconda guerra mondiale. I personaggi sono ritratti nel loro ambiente: li vediamo muoversi come in una scena teatrale, ne tocchiamo i pensieri, le riflessioni, il mutare degli umori, quelli del padre piemontese, avvocato ex ufficiale nella prima guerra mondiale, abbastanza maschilista, della madre tradizionale e mite, della buffa cameriera Tarantella, che a seguito di un amore sbagliato, dovrà affrontare la tragedia di un aborto, di una portiera impicciona, di una sarta ultrafascista, di un'attrice protetta da un gerarca, e - soprattutto - di due avvenenti sorelle: la tranquilla Corinna e la ribelle Regina.
Sembrerebbe la saga di una famiglia come tante, con il parentado di professionisti e funzionari, con le piccole dispute interne, con lo sgranarsi dei giorni secondo un ritmo regolare e felpato, ma i personaggi qualunque non tardano a diventare drammatici protagonisti con l'ascesa del fascismo. La storia grande della nazione e quella piccola della famiglia si legano e intrecciano saldamente dalla prima pagina all'ultima, per cui a fare da fondale alle piccole storie d'amore, alle incomprensioni, alle ribellioni, alla solidarietà, si schierano in controcanto le forti vicende politiche nazionali.
Ha quasi il carattere di un diario l'affresco di vita che ci offre Lia Levi, minuzioso nei particolari - non scevro a volte d'ironia -, attento ai minimi spostamenti, alle tensioni, ai dolori, alle soddisfazioni di questa famiglia di ebrei laici, mentre alle loro spalle la Storia si dilata e dall'ottica provinciale della Roma anni Venti si allarga alla tragedia mondiale.
Splendidi i ritratti delle due sorelle: determinata e combattiva Regina, dolce e femminile Corinna, ambedue sposate contro la volontà del severo padre e poi reintegrate negli affetti familiari. Descritte con sapienza psicologica anche le figure comprimarie: sentiamo il cicaleccio della sarta e della portinaia, gli isterismi dell'attrice viziata e crudele, al cui capriccio si deve ascrivere il tragico epilogo della storia.
La guerra e la persecuzione antiebraica abbruna la pagina di un colore triste, come il fremito di una metaforica farfalla nera che l'autrice vede volare nelle stanze.
Verità tristi, e che tutti vorremmo dimenticare ("gli ebrei non appartengono alla razza italiana-14 luglio 1938") ritornano a galla e ci riportano il clima di caccia alle streghe, di delazioni, di crudeltà e di deportazione di intere famiglie nei lager nazisti. Respiriamo l'atmosfera di alcune pagine della Storia di Elsa Morante e ne restiamo emotivamente coinvolti.
Questo è un romanzo che ci fa pensare anche a fatti che vorremmo avere archiviato, chiusi dentro il cassetto della memoria, che vorremmo avere rimosso, ma la penna di Lia levi ci fa capire che è bene ricordare, perché la Storia insegni.
L'autrice pisana di nascita e romana d'adozione ha pubblicato: Una bambina e basta (Premio Procida-Elsa Morante, Opera prima) ; Quasi un'estate e Se va via il re, oltre a libri per ragazzi. Per trent'anni ha diretto il mensile ebraico d'informazione "Shalom".

Grazia Giordani

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